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Il Carnevale tradizionale di Cirigliano: mesi, stagioni e il “funerale” di Carnevale

Un rito rurale tra vita e morte
A Cirigliano (MT) il Carnevale non è solo festa: è una rappresentazione popolare che mette in scena il tempo agricolo (i 12 mesi e le 4 stagioni) e la fine di Carnevale, con toni insieme gioiosi e malinconici. È uno dei riti lucani con le risonanze più “terrene”: fra allegria collettiva, satira e un finale a forte valore simbolico.
Il Carnevale di Cirigliano è un teatro di comunità: unisce memoria contadina, poesia orale e rito di passaggio. Tra Pulcinella, mesi e stagioni, preti irriverenti e la Quaremma inconsolabile, il borgo mette in scena—anno dopo anno—la propria visione del tempo: finisce Carnevale, comincia un nuovo ciclo.
Da dove viene: le due tradizioni sull’origine
Le memorie locali riportano due filoni:
una radice settecentesca (1740–1750), legata alle recite in versi dei mesi scritte da Giambattista Montano, artigiano arrivato da Lauria e poi stabilito a Cirigliano; la tradizione fu interrotta negli anni Trenta e ripresa nel 1947, dopo la guerra;
una datazione fine Ottocento–primo Novecento, oggi documentata anche in repertori culturali nazionali, che sottolineano l’uso di costumi poveri, i libretti con i testi e la custodia dei materiali in paese.
Le due letture non si escludono: concordano sul carattere contadino del rito e sulla continuità comunitaria che lo ha conservato tra stop e riprese.
La drammaturgia: come si svolge
Partenza al crepuscolo dal cortile del Castello: fiaccole, suono di campanacci e del Pulcinella “capofila”, riconoscibile per campanaccio, corno e alto copricapo.
Le 4 stagioni (adolescenti in costume) aprono le recite; quindi Capodanno introduce il corteo dei 12 mesi, ognuno con versi e attributi agricoli (neve, fiori, mietitura, vendemmia, olivo, maiale, vino, ecc.). L’organetto chiude i brani con tarantelle e balli.
Il corteo funebre: in coda sfila Carnevale morto (volto infarinato, talvolta una salsiccia in mano), portato su una “fazzator”—antica tinozza per la lavorazione del maiale—da quattro loschi figuranti; lo seguono un prete satirico con chierichetti che elargiscono benedizioni “alla buona” con l’acqua della fontana, e la Quaremma, vedova urlante e vestita a lutto.
Il rogo finale: la “morte” di Carnevale, spesso con falò o pira, sancisce il passaggio alla Quaresima e il ciclo di rinnovamento.
Le maschere, i materiali, la cura dei testi
Il Carnevale ciriglianese insiste su materiali poveri (tessuti semplici, legno, nastri, oggetti agricoli), campanacci e copricapi alti. I copioni in versi dei mesi sono conservati e tramandati; abiti e accessori vengono custoditi in paese e riutilizzati ogni anno, a tutela della continuità.
Quando e chi lo organizza
La festa si tiene negli ultimi tre giorni di Carnevale (domenica–martedì grasso), con regia e logistica coordinate dalla Pro Loco di Cirigliano. In alcune edizioni il rito si integra con scambi e gemellaggi fra i Carnevali della Rete lucana.
Che cosa “dice” questo Carnevale
È un calendario vivente: mesi e stagioni ricordano che la comunità vive secondo i ritmi del lavoro e della natura.
È una satira corale: Pulcinella, il prete “fuori copione” e la Quaremma rovesciano i ruoli, liberando la parola pubblica.
È un rito di passaggio: il “funerale” di Carnevale e il fuoco finale parlano di morte e rinascita, abbondanza e penitenza.
Per chi vuole vederlo (in pratica)
Dove: centro storico, dal Castello verso le “strette” e la piazza.
Cosa ascoltare: versi in dialetto, organetto e campanacci.
Cosa guardare: la Quaremma e il feretro su “fazzator”; i copricapi e gli attributi agricoli dei mesi.
“Torre d’Argento” a Cirigliano (MT): il premio che celebra i lucani nel mondo
La Torre d’Argento è il modo in cui Cirigliano dice grazie ai suoi figli e alle sue figlie nel mondo: un premio nato nel 1990, cresciuto tra castello, piazza e comunità, che ogni anno trasforma un piccolo borgo di pietra in una vetrina di eccellenze lucane
La Torre d’Argento è il premio culturale di Cirigliano dedicato a personalità lucane (o di origine lucana) che si sono distinte in ambito arte, cultura, professioni, impresa, impegno sociale. Il nome omaggia l’icona del borgo, la torre del castello baronale – a pianta ovale – che da sempre è il simbolo del paese.
Quando nasce e chi lo organizza
La manifestazione è nata nel 1990 e da allora viene curata dalla Pro Loco di Cirigliano: nel tempo è diventata uno degli appuntamenti culturali più longevi dell’entroterra materano. La cornice è quella del castello baronale e della Piazza IV Novembre, che si trasformano in palcoscenico per la consegna del riconoscimento.
Dove e quando si tiene
L’evento si svolge tradizionalmente a metà agosto in Piazza IV Novembre. L’edizione 2024 si è tenuta il 18 agosto in serata; nel 2025 l’appuntamento è stato inserito nel cartellone estivo lucano il 13 agosto.
Criteri e spirito del premio
Fin dalla prima edizione, la “Torre d’Argento” riconosce chi ha portato lustro alla Basilicata anche fuori regione: un “grazie” pubblico alla diaspora lucana che eccelle in Italia e nel mondo. La formula privilegia biografie esemplari e storie di talento, fatica e radici.
Alcune edizioni e premiati
2009 (XX edizione) – Riconoscimenti a Giovanni Capalbo e Ulderico Pesce.
2012 – Premiati Domenico Pozzovivo (ciclismo) e Giampaolo D’Andrea (storico, già Sottosegretario).
2019 (XXX edizione) – Paola Francesca Natale e Mario Carlo Garrambone; menzione speciale a Fabio Amendolara.
2024 (XXXIV edizione) – Premi a Umberto Montano (imprenditore del food & hospitality) e Tatiana Lisanti (giornalista); riconoscimenti speciali all’artigiano Gianfranco Montano e alla giovane cantante Angelica Stuppia. Serata presentata dal giornalista Massimo Brancati.
2025 – Annunciato riconoscimento speciale allo scrittore e giornalista Vincenzo Maida (serata del 13 agosto).
La “macchina” dell’evento
L’organizzazione è affidata alla Pro Loco Cirigliano, presieduta da Antonio Garrambone; la serata alterna consegna dei premi, racconti biografici, musica e ospiti, con una scenografia che valorizza la piazzetta dominata dal castello. Nelle ultime edizioni la comunicazione è stata sostenuta da UNPLI Basilicata e media regionali (RAI TGR, TG7 Basilicata).
Perché conta (oltre il palmarès)
Identità: lega il premio al simbolo architettonico del paese (la torre), facendo del borgo un teatro di comunità.
Reti: riannoda i fili tra Cirigliano e i lucani nel mondo, rafforzando appartenenza e scambio di competenze.
Esempi: propone modelli positivi alle nuove generazioni, mostrando percorsi professionali e creativi nati da radici lucane.
Informazioni pratiche (tipiche)
Periodo: metà agosto, in serata.
Luogo: Piazza IV Novembre, ai piedi del castello.
Programma-tipo: saluto istituzionale, profilo video dei premiati, consegna del riconoscimento, intermezzi musicali, ospiti.