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....e mi vengono in mente
quei poveri vecchi contadini
che salivano tutte le sere
per la via Chiana
per guadagnarsi un pezzo di pane
e mi viene la disperazione
che non posso vedere il mio paese:


Ma dove sei?
Io ti sto cercando.
Dove ti sei nascosto?
Fatti vedere.

Se ti guardo dalla Foresta,
mi sembri una fortezza.

Se ti guardo dalla Fiumara,
mi sembri un panorama.

Se ti guardo dai Cancelli,
mi sembri una Cappella.

Se ti guardo dal Vallone,
vedo solo il burrone.

Se ti guardo dal Querceto
vedo una massa di pietre.

Se ti guardo dalla Laura
vedo solo il Calvario.

Ma che forma tiene il mio paese?
Ha la forma dello stivale?
No.

Ha la forma di uno scarpone?
Ma no.

Ma che forma tieni o mio amato paese?
O mio diletto e amato Cirigliano.
Come sei buono!
Hai la forma del cuore.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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 AMORE CIRIGLIANESE

CIRIGLIANO di Giambattista Urgo »

Il racconto puo' essere scaricato in formato PDF CLICCANQO QUI

Sono un emigrato della Lucania, detta Basilicata, da un paese strano che si chiama Cirigliano.

Non lo si puo` ammirare. Se lo guardi si nasconde quasi quasi abbia vergogna.

E` come la luna che tramonta. E` come il sole che gira intorno , lo riscalda e lo mantiene all’ombra.

E` solo un piccolo comune con tante stelle che lo tengono sotto l’ombrello.

Ogni zona tiene il suo embrione. E cioe`, quando tu non vuoi sentire quei chiacchieroni te ne vai al Pantone a visitare la vignarella, specialmente i giorni freddicelli.

Dai tre o quattro zappate nella vigna o poti l’ulivella, ma non puoi finire la giornata perche` senti parlare i tuoi amici sotto il palazzo, e ti viene l’ansia di tornare e aiutare i tuoi amici a parlare, se ti danno l’opportunita` di entrare nel discorso.


Se e` un giorno discreto te ne vai al Querceto e cosi non senti e non vedi. Ma cosa fai in quei fondi poveri? Qualche cosa c’e` sempre da fare. Almeno vai a camminare per perdere un po` di peso.

 Ma l’ansia
è sempre al paese. Quando giri gli occhi e vedi quelle scoscese come si fa a raggiungere il paese con tutti quei ‘girivoti’ in salita.

 Ma quando senti la campana della chiesa, scappi subito a raggiungere il paese perche` e` tuo compito andare in chiesa a pregare o a cantare le canzoni religiose.


Se la giornata e` buona o un po` male te ne vai a lavorare nel Piano. Bene o male c’e` sempre da guadagnare: poca stanchezza a camminare. Tutti vogliono andare a lavorare alla vigna del Piano: contadini, maestranze e casalinghe perche` la strada e` pianeggiante e vicina al paese.

 E quando passi davanti al cimitero, fai una bella preghiera. Se hai sete, te ne vai alla Fravitta. Quella e` la zona prediletta per fare l’amore, specialmente ai nostri tempi.

 E` un posto nascosto e percio` quando eravamo giovani, pareva cent’anni che si finiva l’acqua in casa per andare a riempire il barile o con l’asino o con i muli - ma le donne lo portavano sulla testa il barile - solo per incontrarsi con i fidanzati. Si abbuscavano certe belle insalate dai genitori che non volevano che s’incontrassero con il fidanzato.


Tra la Fravitta e i Caulani si sente sempre la campana della chiesa, ma non e` lontano, puoi sempre camminare per raggiungere il paese e andare in chiesa.


Se pensiamo a quelle terre piu` lontane dove abbiamo la frutta squisita, di cui nessuno altro al mondo si puo` vantare: Pescora, Noce melante e Rubicelli dove abbiamo la frutta piu` bella.

Specialmente per le mele e l’uva spina che la portarono i bizantini che provarono di piantarla pure in altri posti ma non veniva bene. A Cirigliano, tutta la frutta e` buona ma in quella zona e` meravigliosa.

Diceva bene zio Giuseppe l’innestatore che veniva a innestare i pomi agresti e prascine e diceva a mio padre: “Tu tieni la terra buona per piantare questi frutti pero` li devi sempre innestare. Vedi anch’io ce l’ho a Santo Pietro ma non viene proprio come questo.” E mio padre diceva: “Non tengo aiuto.”


E zio Giuseppe diceva: Come non tieni aiuto? Hai due belli uaglioni. Lo avessi avuto io un figlio maschio. Ti dovevo far vedere io come gli dovevo insegnare.” “Ma si” diceva mio padre “questa non e` cosa loro. Non sono buoni.” Mi ricordo benissimo. Io potevo avere dodici anni e mio fratello quattordici. Ma lasciamo perdere.

Fammi finire la storia perche` voglio andare a Montepiano basso a riempirmi i polmoni con l’aria buona. Ma non contento, voglio andare ancora piu` su ai Rossi, alla Mamurra, alla Serra, a Montepiano di sopra. Ma che meraviglia! Che aria fina! E` un giardino. Tutti i forestieri si sono costruiti una casetta e anche alcuni paesani.

 E` una villa che si chiama Serra Verde ma io la chiamerei Villa Paradiso. E` un posto di riposo. E` un posto glorioso. E` un posto anche dei freschi sposi.
Tutto il paese e` bello. Dal basso ai monti non c’e` confronto.

Tutti i posti intorno sono belli ma il mio paese e` una stella!
Abbiamo tre fontane intorno al paese. Una si chiama la Fravitta, come vi dicevo, la fontana degli innamorati. Poi c’e` la Fontana del Barone dove suppergiu` si faceva lo stesso lavoro: un incontro d’amore, una promessa e un bacetto a pizzichillo.


Non ti dico quando vai su al Pizzillo. Non puoi vedere il paese ma senti tutti quegli strilli. Sono le due del pomeriggio e i bambini escono dalla scuola e se non tieni l’orologio, sai lo stesso che ore sono. E che bella combinazione! Se passi dalla Grotta non solo vai a visitare la Madonna, ma ti fai una bevuta. C’e` scritto che se bevi tre volte diventi eroe. Se sei donna, diventi regina. Sotto la Fontana della Grotta prima c’era un giardino coltivato da un brigante pentito che faceva il maestro e lo chiamavano zio Donato Grosso, ma il suo nome era Donato Carbone.

 Tutti quei ragazzini a cui insegnava bene, erano i migliori studenti e lo aiutavano a costruire la cappella. Come fu costruita? Era
un masso di pietra e poco a poco la scavo` con lo scalpello e un po`
col picco.

Con l’aiuto degli scolari divenne un panorama e un luogo religioso.
Il nostro paese e` antico e famoso. Abbiamo due grotte. Una si chiama la Grotta Amiano che corrisponde al paese, alla Torre del Fosso Grande costruita dai greci intorno al Mille.

 Poi c’e` la Grotta di Santo Pietro che corrisponde alla Pescora e attraversa Montepiano sotterraneamente, ancora molto piu` vecchia.
Forse risale al pre-Medio Evo. Ci abitavano i giganti. Vedete com’e` antico questo paese? Sono ricordi antichi e generosi. Io che sono un emigrante e vi ho vissuto per quarantasei anni, non conoscevo tutti questi posti meravigliosi come per esempio l’Acqua Furr.


Una volta mi stavo ritirando o per meglio dire, stavo scasando la trebbia dalla Foresta alla Serra. Ci impiegammo due giorni perche` trovammo scavata la rotabile della conduttura perche` stavano cambiando la tubulatura e dopo tante fatiche, e morti di fame e sete riuscimmo a raggiungere la rotabile.

Si vedevano passare macchine,
chi targate Taranto, chi Bari, qualcuna anche di Brindisi e persino una macchina tedesca. Domandai ai miei alimentatori dove andavano quelle macchine. Mi dissero: “Ma come non lo sai?” Dissi “No. Dove vanno?” “Ma veramente non lo sai?” - “No.” - “Vanno all’Acqua Furr.” Ed io dissi: “Ho sempre sentito che c’e` una fontana con l’acqua buona, ma non mi e` mai capitato di andare a visitarla.

Eppure, io ho trebbiato intorno a quel paraggio.” Poi dissi tra me: “E` cosi importante il nostro paese? Poveri ciriglianesi emigrati che non possiamo avere l’onore di farci una bevuta d’acqua buona.”


Dopo tanti anni ho dovuto emigrare in America e dopo dodici anni in America (prima ero stato anche in Germania) come dicevo, dopo tanti anni ritorno a Cirigliano. Prima , i ciriglianesi americani mi avevano raccontato che avevano allargato la strada rotabile e tutto era diritto.

Non c’erano piu` curve. Era tutto asfaltato. Ma io non ci credevo e mi dissi: “L’hanno rovinato!” Dissero anche che da Stigliano alla Cappella di Santa Maria avevano fatto un ponte tutto diritto. Io non ci credetti e infatti quando andai a visitare , lo trovai com’era. C’ero ancora io quando fecero quei piccoli lavori ma non avevano eliminato le curve e nemmeno allargato le strade. Qualche piccolo ponte li lo fecero. C’erano le frane e qualche variabile.


Cari paesani, io non sono ne` credulone ne` fannullone. Quei lavori si sono fatti quando io ero ancora a Cirigliano. A me non mi prendete in giro. Non voglio offendere il paese. A me piace com’e` stato creato, naturale, all’antica.


La seconda volta che andai in vacanza, trovai la strada che scendeva nella Fiumara. Prima ne avevano costruito un’altra che scendeva pure nella Fiumara ma era piu` lontana e disastrosa, mentre questa e` piu` vicina e piu` paurosa.

Difatti capitai di scendere con un amico che andava a prendere la ghiaia. Gli chiesi un favore: se mi poteva accompagnare che dovevo andare a visitare un fondo ai Cancelli. Non ci fossi mai andato! Presi una paura! Quando scendeva, il camion si inclinava. Sembrava che doveva ribaltare. Arrivato al fondo lo guardai e mi dissi: “Che ne feci di tutti quei sacrifici a costruire la vigna.

Adesso e` tutto rovinato e distrutto.” Non do la colpa a nessuno. Forse se c’ero io qui doveva andare a finire lo stesso cosi. Poi ci stava anche uno che se lo voleva comprare. Lo voleva pagare meno di quanto costava prima, bensi i prezzi erano aumentati trenta volte. Ma non ne parliamo proprio.

 Comunque dissi: “Vieni stasera a parlare con la padrona.” Lui rispose: “Vedi, io me lo voglio comprare ma i miei familiari non vogliono. Ti posso mettere altre cinquecentomila lire.” Io gli dissi: “Non ti sforzare. Lo regalo a qualcuno.”
Ora vi voglio raccontare la storia della superstrada della Fiumara. Mi dissero che avevano costruito la superstrada che va a Napoli. Io domandai: “Ma dove sbocca? Al ponte della Fiumara? Vuoi vedere che fanno una metropolitana?”


Adesso veniamo alla Galleria. Quanti soldi hanno speso che si potevano risparmiare! Ma chissa` se c’e` stata anche la ‘ tangentopoli,’ non dal comune ma dallo stato. Ma a me che m’importa. Io dovevo scrivere una poesia di quelle fini e a ‘pizzilata di gallina’ che viene una cosa divina.
Adesso vi voglio raccontare quando andai a visitare l’Acqua Furr. Che ansia che tenevo. Fu l’anno 1989. Quell’anno si fece prete Nicola Urgo e lui ci accompagno`.

Scendemmo dalla macchina e camminammo. A un certo punto mi fermai a guardare. Rimasi incantato, quasi paralizzato. Mia moglie mi chiamava: “Cammina che dobbiamo prendere la graticola che vuole essere pulita.” Ed io guardavo e non potevo parlare. Finalmente mi venne la voce ed esclamai: “Gesu` Cristo mio. Che meraviglia ! Ma quale architetto ti ha costruito?” Poi pensai : “Questa non e` mano dell’uomo.” Si dice che cadde una lastra di stella appuntita come una piramide e sprofondo` e divento` un lago. Poi passarono degli anni. Il lago si asciugo` e rimase una fontana che sana tutte le malattie. Ma adesso dicono che anche l’acqua si sta perdendo. Che peccato! Chi lo sa dove si e` nascosta. Forse si e` impantanata. Non vi meravigliate. Solo perche` io l’andai a visitare, e` sparita l’acqua. Io sono sfortunato. Dove vado vado, le cose spariscono e cambiano tutte.


Ritorniamo di nuovo alla superstrada della Fiumara. Domandai: “Ma come l’hanno costruita? Hanno fatto le briglie a cemento?”
“No - mi dissero - Hanno messo i gabbioni.” Ed io dissi: “Qualche giorno se la porta al mare.” E difatti dopo un anno qualcuno venne a New York e mi disse che gia` l’acqua s’era portata via un cantone dei gabbioni.


La seconda volta che venni a Cirigliano fui accompagnato, ma non dai carabinieri, dai miei familiari, cioe` dai familiari di mia moglie. Li pregai tanto di andare a visitare l’Acqua Furr perche` desideravo tanto vederla un’altra volta, solo per vedere che impressione mi doveva fare di nuovo. Sfortunatamente non fu possibile andarci. Andammo invece a mangiare da Tonino e dopo, mio cognato se ne ando` in giro a trovare i funghi e poi a visitare qualche amico in quelle masserie. Non fu piu` possibile andare a visitare quel pezzo di paradiso. Poi non vi dico. Quando stavamo andando al paese, partendo da Taranto con tre macchine, sembrava che dovevamo fare lo sbarco a Nettuno e ogni tanto sentivi che dovevano fare il gasso. Io ascoltavo e a dire la verita`, non li capivo.


Io mi ricordo quando ero ragazzo e avevamo le terre alla Foresta, Quando avevo un po` di tempo o quando me ne scappavo di casa, me ne andavo da mia sorella che stava alla Mamurra dove l’aria era buona mentre alla Foresta c’era la malaria. Facevo due o tre ore di via e passavo dalla Fontana della Grotta dove l’acqua e` buona e c’era scritto: “Bevi tre volte che ti passa ogni malinconia.” Ed io bevevo tre volte e facevo tutta quella salita e mi veniva il gasso e lo cacciavo fuori. Arrivato a Montepiano mi riempivo i polmoni di aria buona.


Per tornare alla storia della variabile di Stigliano: una macchina se ne ando` con la via vecchia, e due con la variabile. Quella che prese la via vecchia arrivo` prima a Stigliano e le altre due che presero la variabile, arrivarono dopo. Valeva la pena fare la variabile?


Forse io queste cose non le dovevo dire ma non posso resistere. Il mio pensiero e` all’Acqua Furr. Solo a pensare quando andai, che silenzio che c’era! Figuratevi che le persone parlavano e le voci si sentivano basse come sussurri. Si dice che in quel pezzo di stella ci sia la calamita. Quando parte la voce se ne va sotto terra e questo e` veramente bello.


Adesso vi devo spiegare com’e` fatto il paese, anzi le vie del paese. Se tu vuoi andare su, c’e` la Via della Grotta o Via San Pietro, o Via Montepiano. Se tu vuoi andare alla Pescora ci sono due vie: la via di alto e la via di basso che continua fino a Rubicelli. Poi c’e` la Via del Piano, la Via Fontana, Via della Fravitta, Via Caulani, Via Pantoni, sotto la ‘menila’, Via Grotta Amiana, la Via ‘Chiana’ - vedi com’e` strana, si chiama Via ‘Chiana’ ma e` discesa e salita, e la Via Precare dove ci sono i melagrani. Poi abbiamo il burrone dove io facevo lo scalatore. Mi arrampicavo per andare a raccogliere le uova delle fragole.


Come dicevo, le vie del paese sono invisibili, cioe se tu non arrivi sul posto, non lo puoi vedere.
Difatti quando scendi dalla curva dell’Alvano, appena appena puoi vedere qualche casa. Poi sparisce e fai tutta la strada del Pizzillo e non vedi niente piu` specialmente adesso che hanno fatto il tunnel che porta direttamente a Sant’Antonio e vedi Rione Europa il cui nome e` sbagliato. Si doveva chiamare Sant’Antonio oppure Calvario. Poi scendi e vedi il Municipio.

Attraversi il Surrone e a centocinquanto metri arrivi ‘sott ‘u pualazz.’ Scendi ancora cento metri e arrivi
‘ndu prusen’ o al Mulino dove adesso vi hanno fatto la pizzeria. Poi sali su ‘apitt’a chiazz’ e puoi vedere il resto del Palazzo del Barone e anche la Cappella.

 Poi ci sono due strade. Una si chiama Regina Elena e l’altra Regina Margherita che s’incrociano nella prima via diritta che ti porta in chiesa, ma per trovarla e` difficile. E` solo a duecento metri, non ti puoi sbagliare ma non la puoi trovare.

E` difficile. Infatti una volta io stavo seduto sul gradino di casa mia perche` abitavo vicino alla chiesa. Passo` un missionario e mi domando` dov’era la chiesa e io dissi: “Proprio qua .” E lui: “Qua, ma dove?” Ed io: “Devi solo girare all’angolo.” “Com’e` strano questo paese!” Mi disse. “Eh si, il nostro paese e`nascosto.” E mi ringrazio` e mi disse grazie e gli risposi prego oggi e sempre. Difatti lui aveva ragione. Per vedere la porta della chiesa bisogna far capolino cosi la chiesa ti viene incontro.

Poi con la Via Margherita a solo cinquanta metri su arrivi in capo alla Torre dove fu costruito il primo forno per fare il pane.

Cammini altri cinquanta metri pianeggianti e trovi di nuovo la discesa che ti porta in chiesa dove c’erano tutti quei gradini alti che i bambini non potevano scendere perche` erano troppo alti e vi facevano la ‘scivuglia’ e poi si buscavano botte dai genitori perche` si strappavano i pantaloni. Ma adesso l’hanno aggiustato e cosi pure tutte quante le strade. Poi scendi altri dieci metri e arrivi nel ‘Chiazzillo’ di alto.

Scendi ancora altri dieci o quindici metri e trovi il ‘Chiazzillo di basso e arrivi al Porticella dove abitava la plebea. Poi scendi ancora per Via Regina Margherita e arrivi alla casa paterna mia. Sempre nascosto, e per vedere devi far capolino.

Poi ancora altri venticinque metri alla casa della Porsia Pagliara dove abitava una giornalista che l’avevano confinata peche` non si faceva fatti suoi e credo che si chiamava proprio Porsia Pagliara. Poi ritorni un po` indietro dove si diceva che dovevano fare le case di riposo per i vecchi europei. E chi lo sa se un giorno il nostro paese non diventera` la citta` dei plebei? Poi viene Via Fossitello. Poi Via Cabina e Via Forgia che e` la stessa strada. Poi fai altri cento metri di salita e arrivi sott ‘u pualazz’ di nuovo. E questo e` Cirigliano.


Veniamo di nuovo alle strade e superstrade. Tutti si lamentano che vengono a rubare al paese e dicono che era meglio com’era prima. Adesso non siamo piu` sicuri. Quando venni a Cirigliano la seconda volta, discutemmo con i paesani ed io dissi: “Non vi preoccupate che non vengono a rubare.” Vi voglio dire una cosa. Pure anticamente si preoccupavano.

 E sai cosa fecero i ciriglianesi? Si misero le guardie a tutti i cantoni di strada: sul burrone della Via ‘Chiana’, sulla Via della Grotta Amiana, sul Precara, sulla Via dei Pantoni, sulla Via di Santo Pietro, sulla Via della Pescora e quella della Fravitta e della Fontana. E nessuno venne a rubare.


Vi voglio dire che prima ancora che costruissero Cirigliano, c’erano due paesi antichissimi. Il Rumito era dell’eta` della pietra. Siccome era un passaggio obbligatorio e passava tutta la gente che veniva dalla marina e anche dalla Calabria, quella gente si faceva pagare il pedaggio. Percio` si dice che al Rumito ci stava il tesoro perche` si rubava alla povera gente che passava e i rumitani avevano la cassaforte nascosta. Io non e` che ho letto il libro del professor Miller ma me lo immagino.


Quando cominciarono a costruire Cirigliano i rumitani salirono su con l’intenzione di distruggere Cirigliano, ma mentre salivano, si stacco` un masso di pietra e si credeva che erano stati gli dei che l’avevano lanciato contro di loro, e se ne scapparono. Un’altra volta si azzardarono di nuovo e sapete cosa successe? Siccome era in principio di primavera, e siccome le montagne erano cariche di neve, salirono di nuovo e si appostarono nella fiumara. Sapete che successe? Calo` una piena che si era squagliata la neve sulle montagne. Loro si erano nascosti e la prima piena se li porto`. Una porzione mori` e una porzione si salvo` e per paura, non ritornarono piu`.

Ma dopo che Cirigliano si era ingrandito, si misero d’accordo i ciriglianesi, i gorgoglionesi e gli alianesi e andarono all’assalto per distruggerli perche` quella gente era selvaggia e la distrussero. Ma gli alianesi stavano solo a guardare, anzi quelli che rimasero li ospitarono perche` erano ricchi. Percio` Aliano e` un paese ricco.


Alla Serra c’era un altro paese sulla masseria dei Mattiaccia, ma quello era buono. Stigliano non partecipo`. Anche loro si divisero il tesoro perche` anche a Stigliano c’erano i giudici a quei tempi, e siccome il paese era nel loro territorio qualcuno se ne ando` a Stigliano. Nel nostro paese c’erano anche due briganti: il maestro, zio Donato Grosso, come vi dicevo, e zio Luiciacchio.

Nella leggenda si dice che zio Donato faceva il vaccaro. Aveva diciotto anni e il padrone lo rimprovero` e lui piangeva. Passarono i briganti e gli domandarono cosa aveva. Gli racconto` il fatto e gli dissero: “Non preccuparti, vieni con noi.” E se ne ando` con i briganti. Invece zio Luiciacchio se ne ando` volontario e lui era di Cirigliano.

Quando lo reclutarono fu interrogato dal capobanda. I capibanda si chiamavano uno Cricco, il capo brigante e l’altro Crocco che era il sotto capo. Poi c’era Manico di Uncino. Poi c’erano gli istruttori. Uno si chiamava Ninco e l’altro si chiamava Nanco. Il capo brigante aveva un amico che era prete e andava da un paese all’altro. I briganti dissero : “Noi vogliamo la prova se tu sei coraggioso.” Cosi fecero al compare Luiciacchio. Il povero prete passava e andava a dire messe a un altro paese. Come vide il capo disse: “Buon giorno capo.” Rispose: “Buon giorno reverendo.” Zio Luiciacchio gli disse: “Scendi dal cavallo!” (che il prete andava a cavallo) .

Il povero prete tremava. Il prete si rivolse al capo e il capo disse: “Non posso fare niente.” e tremava e Luiciacchio gli disse: “macche` nda nda ra, nda nda ra. Fatti il segno della santa croce che devi morire.” Il capo stava dietro e Luiciacchio sparo`. Il capo da dietro, gli diede una botta sotto il braccio e il colpo se ne ando` per aria. Lo zio Luiciacchio giro` il fucile e disse: “Che cosa devo fare adesso? Ti devo sparare a te?.” Il capo gli disse: “No, solo che ho voluto vedere se hai il coraggio.” Nel nostro paese si dice anche che c’era un ammazzabriganti.


Adesso per fare un minuto di raccoglimento, vi voglio parlare dei grandi uomini del nostro paese. Voglio nominare quel grande prete che io non sono degno di nominarlo. Una volta io stavo arando con Filippo Valentino nella Laura del compare Cicchinicola e i muli non volevano andare dritti al solco. Erano falsi tutti e due ed io bestemmiavo. Il prete era al muraglione - sto parlando di Don Felice DeSanctis - e mi sgrido` subito. Il compare Villicone si prese lui l’aratro ma anche lui era bestemmiatore ma non proprio come me. Il giorno appresso il prete mi incontro` e mi disse: “Che c’era da bestemmiare?” Io dissi: “Rabbia, solo rabbia.” E lui disse: “Lo sai che ti potrei denunciare?” Ed io dissi: “Si lo so, ma non lo fai.” E mi disse: “Percio` te ne approfitti.’’ “Ma no Don Felice. Ve l’ho detto e` solo rabbia. E poi come fa a denunciare il primo uomo che Lei ha sposato a Cirigliano?” Poi dissi: “Don Felice non e` tutta colpa mia, e` anche un po` colpa vostra. Non e` la prima volta che mi sentite bestemmiare.” “Appunto.” Disse il prete buono. “Ma se Lei quando mi senti la prima volta di bestemmiare mi avesse chiamato in chiesa, io avrei imparato la messa e a cantare le canzoni religiose e non bestemmierei.” E lui si mise a ridere. Che pezzo di prete grande! Ma non grande di statura, grande di cuore, ed io mi andro` a inginocchiare sulla sua tomba se mi danno il permesso i familiari.


Un altro grande uomo e` il compare Francesco Bruno. Quanto bene ha fatto! A quanta gente ha fatto prendere la pensione. Uomo onestissimo. E adesso il governo prode se l’e` fregata la pensione degli emigranti. Ma io non voglio parlare di queste cose. Voglio parlare solo di Cirigliano. Le altre cose le tengo scritte nel libro. Eh si, ho scritto un libro che intitolero` La filosofia di un analfabeta.


Voglio raccontarvi paracirchi e messe cantate che faceva il maestro Quirino. Si formava un circolo e si raccontavano barzellette. Lui era l’uomo che faceva ridere a tutti. Le riunioni erano sott ‘u pualazz. Ma non dico quando andammo ‘ndu prusen’. La` c’era zio Vincenzo Mattiaccia che raccontava tutti i fatti di guerra. Lui era sergente e il maestro Quirino, capitano. Zio Vincenzo raccontava di quando lui era in Africa e diceva che lui se ne andava a fare discorsi con gli africani e aveva paura ma gli portava anche qualche cosa da mangiare percio` lo stimavano. Che gente brava e di cuore! Che divertimento che c'era! Eravamo poveri e ricchi o ricchi e poveri. La canzone e` sempre quella.


C’era un altro uomo che faceva ridere, zio Titto Petrizzi. Quello le riunioni le faceva a casa con gli amici e familiari, ma qualche volta anche in piazza. Era come il presidente della corte. Mentre scrivo queste cose , chissa` se non mi prendete a botte di pomodori.


Ora voglio raccontarvi com’era formato il paese, cioe` come si formo` Cirigliano. Si formo` perche` c’era una panetteria, cioe` un forno dove facevano il pane. C’era un tratturo che corrispondeva a Roma. Ma non e` che corrispondeva , ma era la strada piu` abbreviata che portava a Roma. Tutta la gente della marina, cioe` da Taranto, Brindisi e Lecce passava, come anche alcuni dalla Calabria.

 Come vi dicevo, era la strada piu` abbreviata. I baresi e I foggiani andavano da Avellino e il resto della Calabria andava dall’altra parte. I napoletani e i siciliani si riunivano a Caserta e poi raggiungevano Roma. L’altra via che passava da Cirigliano andava da Pietrapertosa a Potenza e via di seguito. Nel nostro paese erano tutti proprietari.

C’erano baroni che avevano tutta la Serra, Montepiano di sotto e quello di alto. Avevano il Querceto, il Mulino, il Casino di mezzo e il Casino di basso. I Fanelli avevano la Pescora, tutto il Piano e i Cancelli del Comune di Gorgoglione. Poi si comprarono anche la Foresta, cioe`un pezzo di Foresta, come se la comprarono tutti i contadini. Ebbene, poi c’erano i contadini che erano occupati sotto i proprietari, magari gli davano un pezzettino di terreno per mantenerli vicini e li chiamavano ogni volta che ne avevano bisogno.

 Ma le terre erano dei proprietari, erano dello stato o del comune. Dopo che si ebbero preso tutte le terre buone, gli davano qualche pezzettino di quelle terre scarte, solo per mantenerli vicino e li chiamavano quando ne avevano bisogno. Allo stesso tempo, i contadini erano contenti perche` si crescevano il maiale, la pecora, la capra - ma non una, dieci! Erano contenti che andavano a pascolare nelle terre dei baroni o del comune e ognuno si lavava le mani.

Poi c’erano i salariati fissi, i guardiani e i fattori , e si mettevano d’accordo e ognuno campava. Percio` a Rubicelli ci sono tante caselle che ognuno si fabbrico`. C’e` Rubicelli di basso e Rubicelli di alto. Quelli di basso si dedicavano all’orticoltura ma tutti avevano il maiale, la pecorella e la ‘crapicella.’ Quelli di alto, per lo piu` agricoltori, avevano piu` animali perche` erano piu` vicini al bosco. Tutti quei terreni scarti, li fecero diventare giardini e piantarono ulivi, frutti e cosi pure in altre zone come per esempio alla Pescora e anche intorno al paese.

Le migliori terre se le presero i proprietari, ma siccome loro non ci stavano i contadini si approfittavano e avevano una buona ragione di farlo. Poi c’erano altri proprietari come i Manzoni. C’era anche una proprieta` greca che si chiamava la masseria della greca. Poi man mano anche qualche contadino divento` proprietario, non solo nel nostro ‘tenimento’ ma si comprarono tutta la Laura e tutta la Foresta del Comune di Stigliano e del Comune di Gorgoglione. I ciriglianesi sono tenaci, e lavoratori, onesti, laboriosi, intelligenti, rispettosi, garbati, curiosi e puntigliosi.


C’era anche qualche ingenuo come un tizio che aveva un bel fondo nel Piano. Era il migliore e l’avevano preso d’occhio i Fanelli e dicevano che si doveva sposare uno di questi proprietari e volevano che tutti gli regalassero un bel pezzo di terreno buono. I paesani gli dicevano: ”Non glielo dare, non glielo dare.” E lui rispose: “E se io glielo voglio dare?” E quelli dissero: “Vattene a far benedire.”


Ma mi sono dimenticato il mulino dove andavano a macinare il grano. Sapete, prima c’erano i mulini ad acqua. Io me lo ricordo. Mia madre mi portò una volta. Potevo avere tre anni e mezzo. Ma prima ce n’era un altro più sopra e si chiamava Sallegrino. Il mulino del barone faceva anche il giardino, e l’acqua la consumavano per il mulino e per annaffiare iI giardino. La povera gente doveva aspettare due o tre giorni per macinare perchè mancava l’acqua nell’estate. Non solo, ma dovevano pagare qualche cosa anche al mugnaio. Poi l’anno dopo l’eliminarono il mulino. Sarà stato il 1926. Cosí avevano più acqua a disposizione e tutti i lauraioli andavano a far l’orto.

 C’era anche l’affittaiolo che si sceglieva la terra buona e in quella scarta faceva fare l’orto ai contadini. E facevano ‘tu aiuti a me, e io aiuto a te’ o per meglio dire ‘io frego a te, e tu resti fregato da me.’ Là al mulino c’era anche una cappella, anzi due. Una la divorò la Fiumara e l’altra non so se c’era prima o la costruirono dopo. Comunque neanche quella c’è piú. Anzi non c’è da molto tempo. Però io me la ricordo. C’era una piccola madonnina e tutti i pastori mettevano la monetina.


Mi ricordo pure quella vecchia che era rimasta un piccolo scheletro.
Vi voglio raccontare la fregatura che ebbi al mulino. C’era l’affittaiolo che seminava anche il grano e io feci l’orto e domandai: “Quanto ti devo dare per un pezzetto di terreno per sei mesi?” Quella era la durata siccome lo zappavo a maggio e ti dava il frutto in agosto e al principio di novembre lo volevano libero. Lui disse: “A scambio di mano d’opera.” Ebbene, il mese di luglio mi chiamo` che dovevo andare a pisare il grano. Lui fu furbo. Aveva anche il terreno alla Foresta e tutte le gregne le portava al mulino. Riempi` tutta l’aia. Siccome l’aia era a pietre si macinava piu` facilmente. Io gli dissi: “Ci vogliono due muli buoni.” E lui mi disse: “Verra` l’altro.” Ma non veniva mai l’altro. Finalmente arrivo` quando avevo quasi finito. Siccome era un furbacchione, voleva mettere il suo mulo alla mano. Io gli dissi: “Il mio mulo e` stanco. Devi mettere il tuo all’infuori e il mio alla mano.” Lui lo mise ma quello non camminava e ci impiegammo tutta la giornata. E questa e` la frase che ‘tu mi freghi a me e io resto fregato da te.’


Come vi dicevo di Cirigliano, il nostro comune fu costruito perche` c’era una strada che andava a Roma ed era la strada piu` abbreviata vicino. C’era una panetteria che faceva pane buono e il paese s’ingrandi` ed erano tutti emigrati. C’erano i romani che erano tutti proprietari. C’erano i greci che erano per lo piu` tutti maestranze. C’erano i pagani che erano pastori e i bizantini che erano fruttaioli.

La fornaia era di Montalbano. Siccome al suo paese non c’era abbastanza legna per cuocere, un giorno carico` la ciucciarella di farina e se ne scaso` a Cirigliano e la popolazione le fece una buona accoglienza.

Tutti volevano bene alla fornaia. Le portavano legna. L’aiutavano.
Come vi dicevo, nel nostro paese prima c’erano romani, greci, pagani e bizantini che sapevano fare il pane, olio e vino ma di quello fine.
Ma io mi sono dimenticato di una persona, il sindaco Oliva. Un altro uomo grande di cuore, e il sindaco Quirino che ho gia` menzionato. Siccome era paesano lo nomino un’altra volta. Mi ricordo sempre quella fischiatella che se l’aveva imparata a Gorgoglione. Gliela avevano insegnata gli alunni. Ho letto anche i suoi piccoli libri e leggendo mi schiattavo di risa. Poi mi ricordo anche del compare Pietro Mastronardi che si presento` alle elezioni per sfidare i forchettoni.


Il giorno dodici di luglio siamo andati Upstate, New York alla gita con tutta la societa` ciriglianese di Astoria. Qui la chiamiamo bus ride. Mentre stavamo viaggiando nell’autobus, sentii la suonata di Antonio Pitrecaitano. Mi venne la voglia di ballare: “Anto` non t’indondare che io scrivero` le canzoni e ti chiamero` per venire a suonare e ti faro` pure cantare.”


Ma io ho quasi finito e mi sono scordato del nostro sindaco attuale che quando lo fecero sindaco sentii una grande gioia nel mio cuore. Poi ho sentito che il sindaco si commosse del mio discorso.

Ma come ha potuto commuoverti uno scrittore analfabeta?
Mi vengono in mente tutti quei poveri vecchi contadini che salivano tutte le sere per la Via ‘Chiana’ per guadagnarsi un pezzo di pane.
Adesso mi viene la disperazione che non posso vedere il mio paese.


Un giorno andai alla masseria di Laviana. Salii sul piu` alto pino per vedere la Cappella di Santa Lucia.

Un altro giorno andai a Gorgoglione per guardarti bene bene e mi misi all’ultima curva del paese, sotto la torretta del parapetto e lo guardavo e riguardavo.
Ma che forma tiene il mio paese?
Ha la forma dello stivale? No.
Ha la forma di uno scarpone? Ma no!
Ma che forma tieni o mio amato paese?
O mio diletto e amato Cirigliano,
Come sei buono!
Hai la forma del cuore!
Adesso se noi ciriglianesi siamo fini, dobbiamo inventare un festino, una festa che la chiameremo quella di tutti i Santi. Andiamo al camposanto e poi andiamo in chiesa a pregare per i nostri cari.


Buona sera miei cari amici .

 

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