|
AMORE
CIRIGLIANESE
CIRIGLIANO
di Giambattista Urgo
»
Il racconto
puo' essere scaricato in formato PDF CLICCANQO
QUI
Sono un
emigrato della Lucania, detta Basilicata, da un
paese strano che si chiama Cirigliano.
Non lo si puo`
ammirare. Se lo guardi si nasconde quasi quasi
abbia vergogna.
E` come la luna
che tramonta. E` come il sole che gira intorno ,
lo riscalda e lo mantiene all’ombra.
E` solo un
piccolo comune con tante stelle che lo tengono
sotto l’ombrello.
Ogni zona tiene
il suo embrione. E cioe`, quando tu non vuoi
sentire quei chiacchieroni te ne vai al Pantone
a visitare la vignarella, specialmente i giorni
freddicelli.
Dai tre o
quattro zappate nella vigna o poti l’ulivella,
ma non puoi finire la giornata perche` senti
parlare i tuoi amici sotto il palazzo, e ti
viene l’ansia di tornare e aiutare i tuoi
amici a parlare, se ti danno l’opportunita` di
entrare nel discorso.
Se e` un giorno discreto te ne vai al Querceto e
cosi non senti e non vedi. Ma cosa fai in quei
fondi poveri? Qualche cosa c’e` sempre da
fare. Almeno vai a camminare per perdere un po`
di peso.
Ma
l’ansia
è sempre al paese. Quando giri gli occhi e vedi
quelle scoscese come si fa a raggiungere il
paese con tutti quei ‘girivoti’ in salita.
Ma quando
senti la campana della chiesa, scappi subito a
raggiungere il paese perche` e` tuo compito
andare in chiesa a pregare o a cantare le
canzoni religiose.
Se la giornata e` buona o un po` male te ne vai
a lavorare nel Piano. Bene o male c’e` sempre
da guadagnare: poca stanchezza a camminare.
Tutti vogliono andare a lavorare alla vigna del
Piano: contadini, maestranze e casalinghe
perche` la strada e` pianeggiante e vicina al
paese.
E quando
passi davanti al cimitero, fai una bella
preghiera. Se hai sete, te ne vai alla Fravitta.
Quella e` la zona prediletta per fare l’amore,
specialmente ai nostri tempi.
E` un
posto nascosto e percio` quando eravamo giovani,
pareva cent’anni che si finiva l’acqua in
casa per andare a riempire il barile o con
l’asino o con i muli - ma le donne lo
portavano sulla testa il barile - solo per
incontrarsi con i fidanzati. Si abbuscavano
certe belle insalate dai genitori che non
volevano che s’incontrassero con il fidanzato.
Tra la Fravitta e i Caulani si sente sempre la
campana della chiesa, ma non e` lontano, puoi
sempre camminare per raggiungere il paese e
andare in chiesa.
Se pensiamo a quelle terre piu` lontane dove
abbiamo la frutta squisita, di cui nessuno altro
al mondo si puo` vantare: Pescora, Noce melante
e Rubicelli dove abbiamo la frutta piu` bella.
Specialmente
per le mele e l’uva spina che la portarono i
bizantini che provarono di piantarla pure in
altri posti ma non veniva bene. A Cirigliano,
tutta la frutta e` buona ma in quella zona e`
meravigliosa.
Diceva bene zio
Giuseppe l’innestatore che veniva a innestare
i pomi agresti e prascine e diceva a mio padre:
“Tu tieni la terra buona per piantare questi
frutti pero` li devi sempre innestare. Vedi
anch’io ce l’ho a Santo Pietro ma non viene
proprio come questo.” E mio padre diceva:
“Non tengo aiuto.”
E zio Giuseppe diceva: Come non tieni aiuto? Hai
due belli uaglioni. Lo avessi avuto io un figlio
maschio. Ti dovevo far vedere io come gli dovevo
insegnare.” “Ma si” diceva mio padre
“questa non e` cosa loro. Non sono buoni.”
Mi ricordo benissimo. Io potevo avere dodici
anni e mio fratello quattordici. Ma lasciamo
perdere.
Fammi finire la
storia perche` voglio andare a Montepiano basso
a riempirmi i polmoni con l’aria buona. Ma non
contento, voglio andare ancora piu` su ai Rossi,
alla Mamurra, alla Serra, a Montepiano di sopra.
Ma che meraviglia! Che aria fina! E` un
giardino. Tutti i forestieri si sono costruiti
una casetta e anche alcuni paesani.
E` una
villa che si chiama Serra Verde ma io la
chiamerei Villa Paradiso. E` un posto di riposo.
E` un posto glorioso. E` un posto anche dei
freschi sposi.
Tutto il paese e` bello. Dal basso ai monti non
c’e` confronto.
Tutti i posti
intorno sono belli ma il mio paese e` una
stella!
Abbiamo tre fontane intorno al paese. Una si
chiama la Fravitta, come vi dicevo, la fontana
degli innamorati. Poi c’e` la Fontana del
Barone dove suppergiu` si faceva lo stesso
lavoro: un incontro d’amore, una promessa e un
bacetto a pizzichillo.
Non ti dico quando vai su al Pizzillo. Non puoi
vedere il paese ma senti tutti quegli strilli.
Sono le due del pomeriggio e i bambini escono
dalla scuola e se non tieni l’orologio, sai lo
stesso che ore sono. E che bella combinazione!
Se passi dalla Grotta non solo vai a visitare la
Madonna, ma ti fai una bevuta. C’e` scritto
che se bevi tre volte diventi eroe. Se sei
donna, diventi regina. Sotto la Fontana della
Grotta prima c’era un giardino coltivato da un
brigante pentito che faceva il maestro e lo
chiamavano zio Donato Grosso, ma il suo nome era
Donato Carbone.
Tutti
quei ragazzini a cui insegnava bene, erano i
migliori studenti e lo aiutavano a costruire la
cappella. Come fu costruita? Era
un masso di pietra e poco a poco la scavo` con
lo scalpello e un po`
col picco.
Con l’aiuto
degli scolari divenne un panorama e un luogo
religioso.
Il nostro paese e` antico e famoso. Abbiamo due
grotte. Una si chiama la Grotta Amiano che
corrisponde al paese, alla Torre del Fosso
Grande costruita dai greci intorno al Mille.
Poi c’e`
la Grotta di Santo Pietro che corrisponde alla
Pescora e attraversa Montepiano sotterraneamente,
ancora molto piu` vecchia.
Forse risale al pre-Medio Evo. Ci abitavano i
giganti. Vedete com’e` antico questo paese?
Sono ricordi antichi e generosi. Io che sono un
emigrante e vi ho vissuto per quarantasei anni,
non conoscevo tutti questi posti meravigliosi
come per esempio l’Acqua Furr.
Una volta mi stavo ritirando o per meglio dire,
stavo scasando la trebbia dalla Foresta alla
Serra. Ci impiegammo due giorni perche` trovammo
scavata la rotabile della conduttura perche`
stavano cambiando la tubulatura e dopo tante
fatiche, e morti di fame e sete riuscimmo a
raggiungere la rotabile.
Si vedevano
passare macchine,
chi targate Taranto, chi Bari, qualcuna anche di
Brindisi e persino una macchina tedesca.
Domandai ai miei alimentatori dove andavano
quelle macchine. Mi dissero: “Ma come non lo
sai?” Dissi “No. Dove vanno?” “Ma
veramente non lo sai?” - “No.” - “Vanno
all’Acqua Furr.” Ed io dissi: “Ho sempre
sentito che c’e` una fontana con l’acqua
buona, ma non mi e` mai capitato di andare a
visitarla.
Eppure, io ho
trebbiato intorno a quel paraggio.” Poi dissi
tra me: “E` cosi importante il nostro paese?
Poveri ciriglianesi emigrati che non possiamo
avere l’onore di farci una bevuta d’acqua
buona.”
Dopo tanti anni ho dovuto emigrare in America e
dopo dodici anni in America (prima ero stato
anche in Germania) come dicevo, dopo tanti anni
ritorno a Cirigliano. Prima , i ciriglianesi
americani mi avevano raccontato che avevano
allargato la strada rotabile e tutto era
diritto.
Non c’erano
piu` curve. Era tutto asfaltato. Ma io non ci
credevo e mi dissi: “L’hanno rovinato!”
Dissero anche che da Stigliano alla Cappella di
Santa Maria avevano fatto un ponte tutto
diritto. Io non ci credetti e infatti quando
andai a visitare , lo trovai com’era. C’ero
ancora io quando fecero quei piccoli lavori ma
non avevano eliminato le curve e nemmeno
allargato le strade. Qualche piccolo ponte li lo
fecero. C’erano le frane e qualche variabile.
Cari paesani, io non sono ne` credulone ne`
fannullone. Quei lavori si sono fatti quando io
ero ancora a Cirigliano. A me non mi prendete in
giro. Non voglio offendere il paese. A me piace
com’e` stato creato, naturale, all’antica.
La seconda volta che andai in vacanza, trovai la
strada che scendeva nella Fiumara. Prima ne
avevano costruito un’altra che scendeva pure
nella Fiumara ma era piu` lontana e disastrosa,
mentre questa e` piu` vicina e piu` paurosa.
Difatti capitai
di scendere con un amico che andava a prendere
la ghiaia. Gli chiesi un favore: se mi poteva
accompagnare che dovevo andare a visitare un
fondo ai Cancelli. Non ci fossi mai andato!
Presi una paura! Quando scendeva, il camion si
inclinava. Sembrava che doveva ribaltare.
Arrivato al fondo lo guardai e mi dissi: “Che
ne feci di tutti quei sacrifici a costruire la
vigna.
Adesso e` tutto
rovinato e distrutto.” Non do la colpa a
nessuno. Forse se c’ero io qui doveva andare a
finire lo stesso cosi. Poi ci stava anche uno
che se lo voleva comprare. Lo voleva pagare meno
di quanto costava prima, bensi i prezzi erano
aumentati trenta volte. Ma non ne parliamo
proprio.
Comunque
dissi: “Vieni stasera a parlare con la
padrona.” Lui rispose: “Vedi, io me lo
voglio comprare ma i miei familiari non
vogliono. Ti posso mettere altre cinquecentomila
lire.” Io gli dissi: “Non ti sforzare. Lo
regalo a qualcuno.”
Ora vi voglio raccontare la storia della
superstrada della Fiumara. Mi dissero che
avevano costruito la superstrada che va a
Napoli. Io domandai: “Ma dove sbocca? Al ponte
della Fiumara? Vuoi vedere che fanno una
metropolitana?”
Adesso veniamo alla Galleria. Quanti soldi hanno
speso che si potevano risparmiare! Ma chissa` se
c’e` stata anche la ‘ tangentopoli,’ non
dal comune ma dallo stato. Ma a me che
m’importa. Io dovevo scrivere una poesia di
quelle fini e a ‘pizzilata di gallina’ che
viene una cosa divina.
Adesso vi voglio raccontare quando andai a
visitare l’Acqua Furr. Che ansia che tenevo.
Fu l’anno 1989. Quell’anno si fece prete
Nicola Urgo e lui ci accompagno`.
Scendemmo dalla
macchina e camminammo. A un certo punto mi
fermai a guardare. Rimasi incantato, quasi
paralizzato. Mia moglie mi chiamava: “Cammina
che dobbiamo prendere la graticola che vuole
essere pulita.” Ed io guardavo e non potevo
parlare. Finalmente mi venne la voce ed
esclamai: “Gesu` Cristo mio. Che meraviglia !
Ma quale architetto ti ha costruito?” Poi
pensai : “Questa non e` mano dell’uomo.”
Si dice che cadde una lastra di stella appuntita
come una piramide e sprofondo` e divento` un
lago. Poi passarono degli anni. Il lago si
asciugo` e rimase una fontana che sana tutte le
malattie. Ma adesso dicono che anche l’acqua
si sta perdendo. Che peccato! Chi lo sa dove si
e` nascosta. Forse si e` impantanata. Non vi
meravigliate. Solo perche` io l’andai a
visitare, e` sparita l’acqua. Io sono
sfortunato. Dove vado vado, le cose spariscono e
cambiano tutte.
Ritorniamo di nuovo alla superstrada della
Fiumara. Domandai: “Ma come l’hanno
costruita? Hanno fatto le briglie a cemento?”
“No - mi dissero - Hanno messo i gabbioni.”
Ed io dissi: “Qualche giorno se la porta al
mare.” E difatti dopo un anno qualcuno venne a
New York e mi disse che gia` l’acqua s’era
portata via un cantone dei gabbioni.
La seconda volta che venni a Cirigliano fui
accompagnato, ma non dai carabinieri, dai miei
familiari, cioe` dai familiari di mia moglie. Li
pregai tanto di andare a visitare l’Acqua Furr
perche` desideravo tanto vederla un’altra
volta, solo per vedere che impressione mi doveva
fare di nuovo. Sfortunatamente non fu possibile
andarci. Andammo invece a mangiare da Tonino e
dopo, mio cognato se ne ando` in giro a trovare
i funghi e poi a visitare qualche amico in
quelle masserie. Non fu piu` possibile andare a
visitare quel pezzo di paradiso. Poi non vi
dico. Quando stavamo andando al paese, partendo
da Taranto con tre macchine, sembrava che
dovevamo fare lo sbarco a Nettuno e ogni tanto
sentivi che dovevano fare il gasso. Io ascoltavo
e a dire la verita`, non li capivo.
Io mi ricordo quando ero ragazzo e avevamo le
terre alla Foresta, Quando avevo un po` di tempo
o quando me ne scappavo di casa, me ne andavo da
mia sorella che stava alla Mamurra dove l’aria
era buona mentre alla Foresta c’era la
malaria. Facevo due o tre ore di via e passavo
dalla Fontana della Grotta dove l’acqua e`
buona e c’era scritto: “Bevi tre volte che
ti passa ogni malinconia.” Ed io bevevo tre
volte e facevo tutta quella salita e mi veniva
il gasso e lo cacciavo fuori. Arrivato a
Montepiano mi riempivo i polmoni di aria buona.
Per tornare alla storia della variabile di
Stigliano: una macchina se ne ando` con la via
vecchia, e due con la variabile. Quella che
prese la via vecchia arrivo` prima a Stigliano e
le altre due che presero la variabile,
arrivarono dopo. Valeva la pena fare la
variabile?
Forse io queste cose non le dovevo dire ma non
posso resistere. Il mio pensiero e` all’Acqua
Furr. Solo a pensare quando andai, che silenzio
che c’era! Figuratevi che le persone parlavano
e le voci si sentivano basse come sussurri. Si
dice che in quel pezzo di stella ci sia la
calamita. Quando parte la voce se ne va sotto
terra e questo e` veramente bello.
Adesso vi devo spiegare com’e` fatto il paese,
anzi le vie del paese. Se tu vuoi andare su,
c’e` la Via della Grotta o Via San Pietro, o
Via Montepiano. Se tu vuoi andare alla Pescora
ci sono due vie: la via di alto e la via di
basso che continua fino a Rubicelli. Poi c’e`
la Via del Piano, la Via Fontana, Via della
Fravitta, Via Caulani, Via Pantoni, sotto la ‘menila’,
Via Grotta Amiana, la Via ‘Chiana’ - vedi
com’e` strana, si chiama Via ‘Chiana’ ma
e` discesa e salita, e la Via Precare dove ci
sono i melagrani. Poi abbiamo il burrone dove io
facevo lo scalatore. Mi arrampicavo per andare a
raccogliere le uova delle fragole.
Come dicevo, le vie del paese sono invisibili,
cioe se tu non arrivi sul posto, non lo puoi
vedere.
Difatti quando scendi dalla curva dell’Alvano,
appena appena puoi vedere qualche casa. Poi
sparisce e fai tutta la strada del Pizzillo e
non vedi niente piu` specialmente adesso che
hanno fatto il tunnel che porta direttamente a
Sant’Antonio e vedi Rione Europa il cui nome
e` sbagliato. Si doveva chiamare Sant’Antonio
oppure Calvario. Poi scendi e vedi il Municipio.
Attraversi il
Surrone e a centocinquanto metri arrivi ‘sott
‘u pualazz.’ Scendi ancora cento metri e
arrivi
‘ndu prusen’ o al Mulino dove adesso vi
hanno fatto la pizzeria. Poi sali su
‘apitt’a chiazz’ e puoi vedere il resto
del Palazzo del Barone e anche la Cappella.
Poi ci
sono due strade. Una si chiama Regina Elena e
l’altra Regina Margherita che s’incrociano
nella prima via diritta che ti porta in chiesa,
ma per trovarla e` difficile. E` solo a duecento
metri, non ti puoi sbagliare ma non la puoi
trovare.
E` difficile.
Infatti una volta io stavo seduto sul gradino di
casa mia perche` abitavo vicino alla chiesa.
Passo` un missionario e mi domando` dov’era la
chiesa e io dissi: “Proprio qua .” E lui:
“Qua, ma dove?” Ed io: “Devi solo girare
all’angolo.” “Com’e` strano questo
paese!” Mi disse. “Eh si, il nostro paese
e`nascosto.” E mi ringrazio` e mi disse grazie
e gli risposi prego oggi e sempre. Difatti lui
aveva ragione. Per vedere la porta della chiesa
bisogna far capolino cosi la chiesa ti viene
incontro.
Poi con la Via
Margherita a solo cinquanta metri su arrivi in
capo alla Torre dove fu costruito il primo forno
per fare il pane.
Cammini altri
cinquanta metri pianeggianti e trovi di nuovo la
discesa che ti porta in chiesa dove c’erano
tutti quei gradini alti che i bambini non
potevano scendere perche` erano troppo alti e vi
facevano la ‘scivuglia’ e poi si buscavano
botte dai genitori perche` si strappavano i
pantaloni. Ma adesso l’hanno aggiustato e cosi
pure tutte quante le strade. Poi scendi altri
dieci metri e arrivi nel ‘Chiazzillo’ di
alto.
Scendi ancora
altri dieci o quindici metri e trovi il
‘Chiazzillo di basso e arrivi al Porticella
dove abitava la plebea. Poi scendi ancora per
Via Regina Margherita e arrivi alla casa paterna
mia. Sempre nascosto, e per vedere devi far
capolino.
Poi ancora
altri venticinque metri alla casa della Porsia
Pagliara dove abitava una giornalista che
l’avevano confinata peche` non si faceva fatti
suoi e credo che si chiamava proprio Porsia
Pagliara. Poi ritorni un po` indietro dove si
diceva che dovevano fare le case di riposo per i
vecchi europei. E chi lo sa se un giorno il
nostro paese non diventera` la citta` dei
plebei? Poi viene Via Fossitello. Poi Via Cabina
e Via Forgia che e` la stessa strada. Poi fai
altri cento metri di salita e arrivi sott ‘u
pualazz’ di nuovo. E questo e` Cirigliano.
Veniamo di nuovo alle strade e superstrade.
Tutti si lamentano che vengono a rubare al paese
e dicono che era meglio com’era prima. Adesso
non siamo piu` sicuri. Quando venni a Cirigliano
la seconda volta, discutemmo con i paesani ed io
dissi: “Non vi preoccupate che non vengono a
rubare.” Vi voglio dire una cosa. Pure
anticamente si preoccupavano.
E sai
cosa fecero i ciriglianesi? Si misero le guardie
a tutti i cantoni di strada: sul burrone della
Via ‘Chiana’, sulla Via della Grotta Amiana,
sul Precara, sulla Via dei Pantoni, sulla Via di
Santo Pietro, sulla Via della Pescora e quella
della Fravitta e della Fontana. E nessuno venne
a rubare.
Vi voglio dire che prima ancora che costruissero
Cirigliano, c’erano due paesi antichissimi. Il
Rumito era dell’eta` della pietra. Siccome era
un passaggio obbligatorio e passava tutta la
gente che veniva dalla marina e anche dalla
Calabria, quella gente si faceva pagare il
pedaggio. Percio` si dice che al Rumito ci stava
il tesoro perche` si rubava alla povera gente
che passava e i rumitani avevano la cassaforte
nascosta. Io non e` che ho letto il libro del
professor Miller ma me lo immagino.
Quando cominciarono a costruire Cirigliano i
rumitani salirono su con l’intenzione di
distruggere Cirigliano, ma mentre salivano, si
stacco` un masso di pietra e si credeva che
erano stati gli dei che l’avevano lanciato
contro di loro, e se ne scapparono. Un’altra
volta si azzardarono di nuovo e sapete cosa
successe? Siccome era in principio di primavera,
e siccome le montagne erano cariche di neve,
salirono di nuovo e si appostarono nella
fiumara. Sapete che successe? Calo` una piena
che si era squagliata la neve sulle montagne.
Loro si erano nascosti e la prima piena se li
porto`. Una porzione mori` e una porzione si
salvo` e per paura, non ritornarono piu`.
Ma dopo che
Cirigliano si era ingrandito, si misero
d’accordo i ciriglianesi, i gorgoglionesi e
gli alianesi e andarono all’assalto per
distruggerli perche` quella gente era selvaggia
e la distrussero. Ma gli alianesi stavano solo a
guardare, anzi quelli che rimasero li ospitarono
perche` erano ricchi. Percio` Aliano e` un paese
ricco.
Alla Serra c’era un altro paese sulla masseria
dei Mattiaccia, ma quello era buono. Stigliano
non partecipo`. Anche loro si divisero il tesoro
perche` anche a Stigliano c’erano i giudici a
quei tempi, e siccome il paese era nel loro
territorio qualcuno se ne ando` a Stigliano. Nel
nostro paese c’erano anche due briganti: il
maestro, zio Donato Grosso, come vi dicevo, e
zio Luiciacchio.
Nella leggenda
si dice che zio Donato faceva il vaccaro. Aveva
diciotto anni e il padrone lo rimprovero` e lui
piangeva. Passarono i briganti e gli domandarono
cosa aveva. Gli racconto` il fatto e gli
dissero: “Non preccuparti, vieni con noi.” E
se ne ando` con i briganti. Invece zio
Luiciacchio se ne ando` volontario e lui era di
Cirigliano.
Quando lo
reclutarono fu interrogato dal capobanda. I
capibanda si chiamavano uno Cricco, il capo
brigante e l’altro Crocco che era il sotto
capo. Poi c’era Manico di Uncino. Poi
c’erano gli istruttori. Uno si chiamava Ninco
e l’altro si chiamava Nanco. Il capo brigante
aveva un amico che era prete e andava da un
paese all’altro. I briganti dissero : “Noi
vogliamo la prova se tu sei coraggioso.” Cosi
fecero al compare Luiciacchio. Il povero prete
passava e andava a dire messe a un altro paese.
Come vide il capo disse: “Buon giorno capo.”
Rispose: “Buon giorno reverendo.” Zio
Luiciacchio gli disse: “Scendi dal cavallo!”
(che il prete andava a cavallo) .
Il povero prete
tremava. Il prete si rivolse al capo e il capo
disse: “Non posso fare niente.” e tremava e
Luiciacchio gli disse: “macche` nda nda ra,
nda nda ra. Fatti il segno della santa croce che
devi morire.” Il capo stava dietro e
Luiciacchio sparo`. Il capo da dietro, gli diede
una botta sotto il braccio e il colpo se ne
ando` per aria. Lo zio Luiciacchio giro` il
fucile e disse: “Che cosa devo fare adesso? Ti
devo sparare a te?.” Il capo gli disse: “No,
solo che ho voluto vedere se hai il coraggio.”
Nel nostro paese si dice anche che c’era un
ammazzabriganti.
Adesso per fare un minuto di raccoglimento, vi
voglio parlare dei grandi uomini del nostro
paese. Voglio nominare quel grande prete che io
non sono degno di nominarlo. Una volta io stavo
arando con Filippo Valentino nella Laura del
compare Cicchinicola e i muli non volevano
andare dritti al solco. Erano falsi tutti e due
ed io bestemmiavo. Il prete era al muraglione -
sto parlando di Don Felice DeSanctis - e mi
sgrido` subito. Il compare Villicone si prese
lui l’aratro ma anche lui era bestemmiatore ma
non proprio come me. Il giorno appresso il prete
mi incontro` e mi disse: “Che c’era da
bestemmiare?” Io dissi: “Rabbia, solo
rabbia.” E lui disse: “Lo sai che ti potrei
denunciare?” Ed io dissi: “Si lo so, ma non
lo fai.” E mi disse: “Percio` te ne
approfitti.’’ “Ma no Don Felice. Ve l’ho
detto e` solo rabbia. E poi come fa a denunciare
il primo uomo che Lei ha sposato a
Cirigliano?” Poi dissi: “Don Felice non e`
tutta colpa mia, e` anche un po` colpa vostra.
Non e` la prima volta che mi sentite
bestemmiare.” “Appunto.” Disse il prete
buono. “Ma se Lei quando mi senti la prima
volta di bestemmiare mi avesse chiamato in
chiesa, io avrei imparato la messa e a cantare
le canzoni religiose e non bestemmierei.” E
lui si mise a ridere. Che pezzo di prete grande!
Ma non grande di statura, grande di cuore, ed io
mi andro` a inginocchiare sulla sua tomba se mi
danno il permesso i familiari.
Un altro grande uomo e` il compare Francesco
Bruno. Quanto bene ha fatto! A quanta gente ha
fatto prendere la pensione. Uomo onestissimo. E
adesso il governo prode se l’e` fregata la
pensione degli emigranti. Ma io non voglio
parlare di queste cose. Voglio parlare solo di
Cirigliano. Le altre cose le tengo scritte nel
libro. Eh si, ho scritto un libro che
intitolero` La filosofia di un analfabeta.
Voglio raccontarvi paracirchi e messe cantate
che faceva il maestro Quirino. Si formava un
circolo e si raccontavano barzellette. Lui era
l’uomo che faceva ridere a tutti. Le riunioni
erano sott ‘u pualazz. Ma non dico quando
andammo ‘ndu prusen’. La` c’era zio
Vincenzo Mattiaccia che raccontava tutti i fatti
di guerra. Lui era sergente e il maestro
Quirino, capitano. Zio Vincenzo raccontava di
quando lui era in Africa e diceva che lui se ne
andava a fare discorsi con gli africani e aveva
paura ma gli portava anche qualche cosa da
mangiare percio` lo stimavano. Che gente brava e
di cuore! Che divertimento che c'era! Eravamo
poveri e ricchi o ricchi e poveri. La canzone e`
sempre quella.
C’era un altro uomo che faceva ridere, zio
Titto Petrizzi. Quello le riunioni le faceva a
casa con gli amici e familiari, ma qualche volta
anche in piazza. Era come il presidente della
corte. Mentre scrivo queste cose , chissa` se
non mi prendete a botte di pomodori.
Ora voglio raccontarvi com’era formato il
paese, cioe` come si formo` Cirigliano. Si
formo` perche` c’era una panetteria, cioe` un
forno dove facevano il pane. C’era un tratturo
che corrispondeva a Roma. Ma non e` che
corrispondeva , ma era la strada piu` abbreviata
che portava a Roma. Tutta la gente della marina,
cioe` da Taranto, Brindisi e Lecce passava, come
anche alcuni dalla Calabria.
Come vi
dicevo, era la strada piu` abbreviata. I baresi
e I foggiani andavano da Avellino e il resto
della Calabria andava dall’altra parte. I
napoletani e i siciliani si riunivano a Caserta
e poi raggiungevano Roma. L’altra via che
passava da Cirigliano andava da Pietrapertosa a
Potenza e via di seguito. Nel nostro paese erano
tutti proprietari.
C’erano
baroni che avevano tutta la Serra, Montepiano di
sotto e quello di alto. Avevano il Querceto, il
Mulino, il Casino di mezzo e il Casino di basso.
I Fanelli avevano la Pescora, tutto il Piano e i
Cancelli del Comune di Gorgoglione. Poi si
comprarono anche la Foresta, cioe`un pezzo di
Foresta, come se la comprarono tutti i
contadini. Ebbene, poi c’erano i contadini che
erano occupati sotto i proprietari, magari gli
davano un pezzettino di terreno per mantenerli
vicini e li chiamavano ogni volta che ne avevano
bisogno.
Ma le
terre erano dei proprietari, erano dello stato o
del comune. Dopo che si ebbero preso tutte le
terre buone, gli davano qualche pezzettino di
quelle terre scarte, solo per mantenerli vicino
e li chiamavano quando ne avevano bisogno. Allo
stesso tempo, i contadini erano contenti perche`
si crescevano il maiale, la pecora, la capra -
ma non una, dieci! Erano contenti che andavano a
pascolare nelle terre dei baroni o del comune e
ognuno si lavava le mani.
Poi c’erano i
salariati fissi, i guardiani e i fattori , e si
mettevano d’accordo e ognuno campava. Percio`
a Rubicelli ci sono tante caselle che ognuno si
fabbrico`. C’e` Rubicelli di basso e Rubicelli
di alto. Quelli di basso si dedicavano
all’orticoltura ma tutti avevano il maiale, la
pecorella e la ‘crapicella.’ Quelli di alto,
per lo piu` agricoltori, avevano piu` animali
perche` erano piu` vicini al bosco. Tutti quei
terreni scarti, li fecero diventare giardini e
piantarono ulivi, frutti e cosi pure in altre
zone come per esempio alla Pescora e anche
intorno al paese.
Le migliori
terre se le presero i proprietari, ma siccome
loro non ci stavano i contadini si
approfittavano e avevano una buona ragione di
farlo. Poi c’erano altri proprietari come i
Manzoni. C’era anche una proprieta` greca che
si chiamava la masseria della greca. Poi man
mano anche qualche contadino divento`
proprietario, non solo nel nostro
‘tenimento’ ma si comprarono tutta la Laura
e tutta la Foresta del Comune di Stigliano e del
Comune di Gorgoglione. I ciriglianesi sono
tenaci, e lavoratori, onesti, laboriosi,
intelligenti, rispettosi, garbati, curiosi e
puntigliosi.
C’era anche qualche ingenuo come un tizio che
aveva un bel fondo nel Piano. Era il migliore e
l’avevano preso d’occhio i Fanelli e
dicevano che si doveva sposare uno di questi
proprietari e volevano che tutti gli regalassero
un bel pezzo di terreno buono. I paesani gli
dicevano: ”Non glielo dare, non glielo
dare.” E lui rispose: “E se io glielo voglio
dare?” E quelli dissero: “Vattene a far
benedire.”
Ma mi sono dimenticato il mulino dove andavano a
macinare il grano. Sapete, prima c’erano i
mulini ad acqua. Io me lo ricordo. Mia madre mi
portò una volta. Potevo avere tre anni e mezzo.
Ma prima ce n’era un altro più sopra e si
chiamava Sallegrino. Il mulino del barone faceva
anche il giardino, e l’acqua la consumavano
per il mulino e per annaffiare iI giardino. La
povera gente doveva aspettare due o tre giorni
per macinare perchè mancava l’acqua
nell’estate. Non solo, ma dovevano pagare
qualche cosa anche al mugnaio. Poi l’anno dopo
l’eliminarono il mulino. Sarà stato il 1926.
Cosí avevano più acqua a disposizione e tutti
i lauraioli andavano a far l’orto.
C’era
anche l’affittaiolo che si sceglieva la terra
buona e in quella scarta faceva fare l’orto ai
contadini. E facevano ‘tu aiuti a me, e io
aiuto a te’ o per meglio dire ‘io frego a
te, e tu resti fregato da me.’ Là al mulino
c’era anche una cappella, anzi due. Una la
divorò la Fiumara e l’altra non so se c’era
prima o la costruirono dopo. Comunque neanche
quella c’è piú. Anzi non c’è da molto
tempo. Però io me la ricordo. C’era una
piccola madonnina e tutti i pastori mettevano la
monetina.
Mi ricordo pure quella vecchia che era rimasta
un piccolo scheletro.
Vi voglio raccontare la fregatura che ebbi al
mulino. C’era l’affittaiolo che seminava
anche il grano e io feci l’orto e domandai:
“Quanto ti devo dare per un pezzetto di
terreno per sei mesi?” Quella era la durata
siccome lo zappavo a maggio e ti dava il frutto
in agosto e al principio di novembre lo volevano
libero. Lui disse: “A scambio di mano
d’opera.” Ebbene, il mese di luglio mi
chiamo` che dovevo andare a pisare il grano. Lui
fu furbo. Aveva anche il terreno alla Foresta e
tutte le gregne le portava al mulino. Riempi`
tutta l’aia. Siccome l’aia era a pietre si
macinava piu` facilmente. Io gli dissi: “Ci
vogliono due muli buoni.” E lui mi disse:
“Verra` l’altro.” Ma non veniva mai
l’altro. Finalmente arrivo` quando avevo quasi
finito. Siccome era un furbacchione, voleva
mettere il suo mulo alla mano. Io gli dissi:
“Il mio mulo e` stanco. Devi mettere il tuo
all’infuori e il mio alla mano.” Lui lo mise
ma quello non camminava e ci impiegammo tutta la
giornata. E questa e` la frase che ‘tu mi
freghi a me e io resto fregato da te.’
Come vi dicevo di Cirigliano, il nostro comune
fu costruito perche` c’era una strada che
andava a Roma ed era la strada piu` abbreviata
vicino. C’era una panetteria che faceva pane
buono e il paese s’ingrandi` ed erano tutti
emigrati. C’erano i romani che erano tutti
proprietari. C’erano i greci che erano per lo
piu` tutti maestranze. C’erano i pagani che
erano pastori e i bizantini che erano
fruttaioli.
La fornaia era
di Montalbano. Siccome al suo paese non c’era
abbastanza legna per cuocere, un giorno carico`
la ciucciarella di farina e se ne scaso` a
Cirigliano e la popolazione le fece una buona
accoglienza.
Tutti volevano
bene alla fornaia. Le portavano legna.
L’aiutavano.
Come vi dicevo, nel nostro paese prima c’erano
romani, greci, pagani e bizantini che sapevano
fare il pane, olio e vino ma di quello fine.
Ma io mi sono dimenticato di una persona, il
sindaco Oliva. Un altro uomo grande di cuore, e
il sindaco Quirino che ho gia` menzionato.
Siccome era paesano lo nomino un’altra volta.
Mi ricordo sempre quella fischiatella che se
l’aveva imparata a Gorgoglione. Gliela avevano
insegnata gli alunni. Ho letto anche i suoi
piccoli libri e leggendo mi schiattavo di risa.
Poi mi ricordo anche del compare Pietro
Mastronardi che si presento` alle elezioni per
sfidare i forchettoni.
Il giorno dodici di luglio siamo andati Upstate,
New York alla gita con tutta la societa`
ciriglianese di Astoria. Qui la chiamiamo bus
ride. Mentre stavamo viaggiando nell’autobus,
sentii la suonata di Antonio Pitrecaitano. Mi
venne la voglia di ballare: “Anto` non t’indondare
che io scrivero` le canzoni e ti chiamero` per
venire a suonare e ti faro` pure cantare.”
Ma io ho quasi finito e mi sono scordato del
nostro sindaco attuale che quando lo fecero
sindaco sentii una grande gioia nel mio cuore.
Poi ho sentito che il sindaco si commosse del
mio discorso.
Ma come ha
potuto commuoverti uno scrittore analfabeta?
Mi vengono in mente tutti quei poveri vecchi
contadini che salivano tutte le sere per la Via
‘Chiana’ per guadagnarsi un pezzo di pane.
Adesso mi viene la disperazione che non posso
vedere il mio paese.
Un giorno andai alla masseria di Laviana. Salii
sul piu` alto pino per vedere la Cappella di
Santa Lucia.
Un altro giorno
andai a Gorgoglione per guardarti bene bene e mi
misi all’ultima curva del paese, sotto la
torretta del parapetto e lo guardavo e
riguardavo.
Ma che forma tiene il mio paese?
Ha la forma dello stivale? No.
Ha la forma di uno scarpone? Ma no!
Ma che forma tieni o mio amato paese?
O mio diletto e amato Cirigliano,
Come sei buono!
Hai la forma del cuore!
Adesso se noi ciriglianesi siamo fini, dobbiamo
inventare un festino, una festa che la
chiameremo quella di tutti i Santi. Andiamo al
camposanto e poi andiamo in chiesa a pregare per
i nostri cari.
Buona sera miei cari amici .
|