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OLIO
DELLA LUCANIA
L'OLIO
DELLE COLLINE CIRIGLIANESI - Extravergine di
oliva rinomato per le sue caratteristiche
qualitative. Di colore verde con riflessi
gialli, è fra i tre il più fruttato. La dieta
mediterranea ha nei suoi tre pilastri nutritivi
l'olio d'oliva: la Basilicata propone i suoi
extra vergini a quanti intendono acquistare
prodotti di alta qualità e di elevate proprietà
sensoriali quali il colore, la consistenza, il
gusto e l'aroma.
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Nel
Materano le zone di produzione qualitativamente più alta sono: Ferrandina, Grassano, Grottole, Salandra, Montescaglioso e Bernalda. In questo territorio l'olivo copre oltre I'80% delle superfici coltivabili. La varietà più diffusa è la “maiatica di Ferrandina”, dalla quale si ricava un ottimo olio, ma anche delle ottime olive da tavola. Una delle specialità gastronomiche di Ferrandina sono proprio le olive passite mediante infornata. L'altro areale di diffusione è quello della Bassa Val d'Agri nei comuni di: Aliano, S. Arcangelo, Roccanova, Missanello. Anche in questa zona prevale la coltura della “maiatica” di Ferrandina. In Basilicata i frantoi in cui vengono pressate le olive, sono per la maggior parte dotati di apparecchiature modernissime che, al contrario delle tradizionali, garantiscono la massima resa e soprattutto la migliore qualità dell'olio. L'olio in Basilicata è stato da sempre la base di ogni piatto, ed è per questo che i produttori hanno acquisito una tale esperienza nella selezione delle olive e nella loro lavorazione che è garanzia di sapore e genuinità. Naturalmente parliamo di olio extra vergine di oliva, filtrato o non filtrato, ottenuto dalla primissima premitura a freddo, meccanica delle olive, e di olio vergine di oliva, ottenuto con la sola pressione meccanica. In ultimo vale la pena di ricordare che l'olio di qualità più alta è quello ottenuto tra novembre e dicembre dalle olive di prima raccolta. I ristoranti della regione utilizzano, nella quasi totalità dei casi, olio prodotto in loco che conferisce ai piatti un caratteristico sapore. L'olio può essere acquistato presso i frantoi delle zone di produzione, così come le olive da tavola, più facilmente reperibili anche nei negozi di generi alimentari o di frutta e verdura.
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L’olio
extravergine di oliva come l’Aglianico del
Vulture - che già da qualche anno si fregia del
marchio Doc - : è questo l’intento dei
promotori vulturini della Dop per l’olio. Il
Ministero delle Politiche Agricole e Forestali ha
valutato la possibilità di protezione
transitoria, a livello nazionale, alla
denominazione «Vulture» per l’olio
extravergine di oliva. Prodotto in nove Comuni del
Nord della Basilicata (Rapolla, Melfi, Atella,
Rionero, Barile, Ripacandida, Ginestra, Venosa e
Maschito), l’extravergine del Vulture si ottiene
dalla frangitura di olive del tipo Ogliarola, in
misura non inferiore al 70 per cento. A queste
possono inoltre aggiungersi altre varietà come
Coratina, Cima di Melfi, Palmarola, Provenzale,
Leccino, Frantoio, Rotondella e Cannellino.
L’iter per la Dop dell’olio vulturino ha mosso
i primi passi nel novembre scorso, quando due
funzionari del ministero competente giudicarono
positivamente il disciplinare di produzione per
l’assegnazione della Denominazione di Origine
Protetta all’olio extravergine di oliva della
zona del Vulture. Ci vorrà ancora un po’ di
tempo, invece, per la “consacrazione” a
livello europeo. Dopo di che, l’olio vulturino
potrà essere esportato con il marchio Dop anche
sulle tavole straniere.
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Inscindibilmente
legato al territorio in cui viene prodotto, per
fregiarsi di questo titolo l’olio del Vulture è
necessario che sia il risultato di olive coltivate
e trasformate nella zona del Vulture, un’area
con caratteristiche di specificità tali da
giustificare la Denominazione di Origine Protetta.
Il territorio vulturino è, infatti,
caratterizzato da svariati elementi: presenza di
una varietà di olivo predominante denominata
“Ogliarola del Vulture”; terreni di origine
vulcanica; microclima costante; tecniche
tradizionali di coltivazione, raccolta, produzione
e trasformazione delle olive. L’obiettivo
principale dei promotori di questa Dop risponde,
in definitiva, alla volontà di identificare,
valorizzare e commercializzare l’olio del
Vulture nel mercato mondiale. Ma, se
qualitativamente parlando non sembrano affatto
esserci problemi per l’olio lucano in generale,
è pur vero che le imprese operanti nel settore si
sentono fortemente minate da una concorrenza
sleale e, quindi, anche poco sostenute. La
questione risiede tutta nella difficoltà di
trovare mercati nazionali ed esteri in cui
collocare un prodotto, come l’olio lucano, dalle
pregiatissime caratteristiche.
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Per assurdo, le
ragioni spesso combaciano proprio con l’elevata
qualità del prodotto stesso, nel senso che la
pressante presenza sul mercato di olio spesso
venduto come un extravergine italiano, in realtà
prodotto in altri paesi, inferiore dal punto di
vista della qualità e del prezzo, rappresenta uno
dei motivi. Inoltre, la mancanza di azioni volte a
promuovere il prodotto, la cui commercializzazione
il più delle volte si basa su rapporti personali
piuttosto che su indagini di mercato, peggiora la
situazione. E ancora, altro elemento
controproducente, la frammentarietà delle aziende
quasi sempre a conduzione familiare. In sostanza,
la concorrenza esterna non aiuta, esiste un
problema di regole, e quando si ha a che fare con
un prodotto di nicchia la cosa tende a complicarsi
ancora di più. Se solo ci fosse «un maggiore
controllo dell’olio prodotto fuori dai confini
italiani», allora probabilmente anche per quello
prodotto nel nostro paese la vita sarebbe più
semplice. Lo sostiene Andrea Carnevale, presidente
della cooperativa Elaiopolio di Barile, che spiega
di non essere contrario «ai produttori della
Grecia o del Marocco, vogliamo solo che l’olio
di questi paesi abbia una sua identità» e quindi
che non si vesta da olio italiano. Tanto per fare
qualche numero, la cooperativa di Barile conta 170
produttori e una produzione media di circa 6 mila
quintali di olive e 900 di olio. Più volte ha
tentato di conquistare i mercati internazionali
incappando in molteplici difficoltà. Prima fra
tutte: i costi elevati che le piccole aziende non
possono permettersi di sostenere. Allora viene da
pensare che i micro-interventi di cui parla
Carnevale, studiati in modo mirato per le
micro-aziende, forse non tarderanno a produrre
delle ricadute positive sul mercato. E questo con
l’augurio che in futuro le cose scivolino lisce.
Proprio come l’olio. (k.s.)
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