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SE
POTESSI AVERE MILLE LIRE AL MESE
Le vecchie e care lire per chi è nato con questa
moneta non spariranno mai dai ricordi e dai nostri paragoni con i prezzi
attuali.
Le vecchie lire comunque sono sicuramente piu' belle degli attuali euro..o
sbaglio?. se potessi avere mille lire al mese....»
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LA
STORIA DELLA LIRA
LA
LIRA: UNA STORIA ATTRAVERSO TRE MILLENNI
L'origine della lira,
anche se non nei termini in cui la consideriamo noi
oggi, è molto antica. Il suo nome deriva infatti
dalla libbra, una misura di peso che usavano i Romani
e che corrispondeva a circa 325 grammi. Fu con la
riforma di Carlo Magno, tra il 780 e il 790, che
avvenne la trasformazione della libbra in un sistema
di pagamento. Il grande conquistatore istituì come
unica moneta il denaro argenteo e stabilì che per
ogni libbra d'argento si ricevessero in cambio 240
denari. In verità il denaro d'argento era una moneta
piuttosto scomoda: non aveva multipli e per le
transazioni di portata più rilevante, come la
compravendita di terre, schiavi o cavalli, ne
occorrevano centinaia, se non migliaia. Per evitarsi
calcoli troppo complessi, la gente comune, e
soprattutto i mercanti, trovarono assai più pratico
iniziare a dire "1 lira", al posto di
"240 denari", e allo stesso modo "10
lire e 100 denari", invece di "2500
denari". Così il concetto di lira si affermò ed
ebbe diffusione nel linguaggio quotidiano, pur non
esistendo nella realtà alcuna moneta con quel nome.
La lira dunque era
una moneta fantasma, ma la cosa curiosa è che rimase
tale per quasi mille anni! E altrettanto curioso è
che la futura moneta italiana avesse conquistato quasi
tutto l'Occidente cristiano dell'epoca, fino alla
Manica, senza mai spingersi più a Sud di Roma, dove
perdurò il sistema monetario romano-bizantino o si
affermò l'influenza della moneta araba. Una grande
svolta ci fu in occasione dell'unificazione italiana,
quando si trattò di adottare un sistema monetario
comune per il neonato mercato interno. Nelle province
che fra il 1859 e il 1861 venivano mano a mano annesse
al regno sabaudo, Vittorio Emanuele II estese, in
sostituzione delle monete locali, la lira nuova di
Piemonte, da allora in poi chiamata lira italiana, e
la pose su base bimetallica al rapporto oro-argento di
1:15.5.
Le prime "1
lira", quelle degli anni 1861 e 1862, erano in
argento 900. Dall'anno successivo fu usato per il
conio l'argento 835, tranne che per le monete da 5
lire o valori superiori, che rimasero nel metallo più
pregiato. D'argento erano anche i pezzi da 20 e 50
centesimi, mentre le monetine più piccole erano di
rame. Da subito la nuova moneta si trovò ad
affrontare una situazione critica, quando il 1°
maggio 1866 il governo emanò il famoso decreto che
istituiva il corso forzoso della lira, che dichiarava
l'inconvertibilità della carta moneta in circolazione
in metallo prezioso. Il corso forzoso venne poi
abbandonato nel 1881, restituendo fiducia nella moneta
italiana sui mercati finanziari. E anche se la
stabilità monetaria non era assoluta, negli anni tra
l'unificazione italiana e il 1914 le fluttuazioni
furono piuttosto contenute e si accompagnarono a un
notevole incremento del reddito pro-capite. Il primo
conflitto mondiale inaugurò invece una nuova era,
caratterizzata da una veloce corsa dell'inflazione.
Basti pensare che, se nel 1914 occorrevano 3.48 lire
per acquistare un grammo di oro, nel 1921 ne servivano
15.68. Il carovita acuì la protesta sociale che stava
crescendo nel paese: nel biennio 1919-1921 un'ondata
di scioperi, disordini e violenze travolse la penisola
e aprì la strada all'affermarsi del fascismo. Tra le
politiche economiche che il governo Mussolini
intendeva perseguire vi era la rivalutazione della
lira. Verso la fine del 1925, infatti, l'aumento della
circolazione monetaria, che aveva sostenuto la
crescita industriale, iniziava a mostrare i lati
negativi dell'inflazione e della svalutazione sui
mercati esteri.
A coronare una serie
di manovre stabilizzanti, venne il 18 agosto 1926
l'annuncio dell'apprezzamento della moneta nazionale a
un livello molto alto: occorrevano infatti 90 lire per
ogni sterlina, quando il cambio corrente era arrivato
a 145-150 lire. La scelta della "quota
novanta" era dettata non solo da ragioni
economiche, ma anche da considerazioni di prestigio
internazionale e dalla ricerca del consenso delle
classi medie, che vedevano rivalutati i propri
risparmi. Con il nuovo secolo, precisamente a partire
dal 1936, le monete da 1 lira persero la prerogativa
della composizione argentea: fece la sua comparsa il
nichel, seguito a ruota dall'acmonital, una lega
formata da acciaio, cromo, nichel e vanadio, usata
ancora oggi per le 50 e 100 lire. L'inflazione
frattanto non si arrestava, e crebbe a dismisura con
la seconda guerra mondiale: nel 1943 l'oro valeva
21.38 lire al grammo, solo due anni dopo già 112.53
lire e nel 1948 il suo prezzo era di ben 646.64 lire.
Gli anni Cinquanta e Sessanta segnano il periodo del
"boom", della miracolosa ripresa
dell'economia italiana.
La lira rappresenta
in quegli anni per gli Italiani la speranza in un
futuro più prospero. E poco importa se la moneta base
che la zecca mette in circolazione, quella da 1 lira,
è uno spicciolo di appena 17 millimetri di diametro,
che pesa poco più di mezzo grammo ed è fabbricato
con un materiale poco nobile come l'italma, una lega a
base di alluminio e magnesio. Quello che conta è il
simbolo di rinascita che porta con sé, la voglia di
farcela, a dispetto della guerra appena conclusa e
della povertà ancora diffusa, in un periodo in cui la
gente canta "Se potessi avere mille lire al
mese…". Questo sentimento concorre a far
entrare la lira nell'immaginario collettivo, a farne
un mito, come avviene anche per la Vespa e per la Fiat
500, che sono emblemi di relativa agiatezza, ma
soprattutto di una gioventù ruggente e di libertà.
Non è un caso che sul dritto della moneta, che entra
nelle tasche degli Italiani a partire dal 1951, sia
raffigurata una cornucopia, simbolo dell'abbondanza.
Un simbolo dal piglio nostalgico, ora che ci si
prepara al grande cambiamento dell'Euro. La Diletta
s.r.l. propone due preziose versioni, in oro e in
argento, di questa lira. L'Ultima Lira nasce per
questo, per dare rinnovata dignità alla moneta che più
di tutto ha rappresentato la nascita e la crescita del
nostro Paese. Per non dimenticare il passato, mentre
si dà il benvenuto al futuro
Il resto, dall'ingresso della Lira nello Sme
all'Euro, è storia di oggi.
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